Simone Tessadori è un enfant prodige della moda. Non solo un designer pieno di talento, ma anche un uomo con idee decise e senza alcuna paura a dirle. Specialmente su Instagram. Basta dare un’occhiata alle sue stories per capire che il concetto di sogno nella moda non è stato abbandonato del tutto, che lo streetwear non è destinato sempre a vincere. Anzi, c’è chi lo combatte, con eleganza, non solo degli abiti, ma anche nel raccontare e dire apertamente ciò che pensa di un abito, di una collezione. Politically incorrett con gusto, ma sai che noia adeguarsi al pensiero comune. Osservandolo nelle sue stories, ho visto un uomo assennato, amante del suo lavoro, visto più come una mission, e pur avendo fatto queste domande via mail, mi sono immaginata una piacevole chiacchierata con uno spirito non comune. Tutto è cominciato ad agosto ed uno scambio di email…

– Simone,tramite le stories di Instagram racconti la tua filosofia estetica, che si basa su qualità ed eleganza. Ma tutto ha un inizio, quindi da dove nasce questa voglia di andare contro la moda dominante? Da cosa trae origine?

Trae origine da quella che è la mia esperienza personale e la mia sensibilità. Un concetto di lusso esclusivo espresso nella ricerca costante e maniacale di tessuti e materiali pregiati, nella cura dei dettagli e nello stile disinvolto, ma
dal carattere forte, per una donna che veste la moda con nonchalance.

– Simone, ti ho conosciuto tramite un’edizione di British Vogue, la prima dell’era di Enninful al comando. Anche li uno dei primi aggettivi usati per definirti era handmade in Italy. Secondo te,la moda italiana sta tornando alle sue origini? Perché è così importante che un capo sia fatto a mano?

Lo spero tanto, ma credo di si sotto alcuni aspetti. C’è una nicchia di consumatori che è davvero stufa di capi di pessima qualità e non durevoli nel tempo, indifferentemente dal prezzo sul cartellino. Oltre al fatto che quello che uno studio artigianale a manichino di un capo può creare, non potrà mai e poi mai essere equiparato ad un modello realizzato a video senza utilizzare il senso del tatto!

Sentendoti parlare, è netta la tua posizione contro la fast fashion. Mi viene in mente un film, i love shopping,dove la protagonista scopre suo malgrado che ha pagato un cappotto di marca ma che è realizzato in poliestere. Come riesci a coniugare l’immediatezza di un capo per tutti i giorni con l’alta qualità che contraddistingue le tue creazioni?

Mi piace tantissimo questo esempio che porti alla mia attenzione, soprattutto perché è esattamente il messaggio che cerco di trasmettere quotidianamente. Bisogna essere consumatori critici e saper valutare se un acquisto risulta per noi soddisfacente sotto tutti i punti di vista. Diciamo STOP alle fashion – victim, perché la moda tutto dovrebbe fare tranne delle vittime o della schiave dell’apparenza. Per quanto riguarda l’utilizzo di un capo quotidianamente, bhe, questo è uno degli obbiettivi del brand SIMONE TESSADORI. Amo pensare i tessuti dell’alta moda per tutti i giorni quindi con volumi più semplici ma al tempo stesso molto ricercati.

Una collezione che abbraccia sempre più il concetto lifestyle, tra nuovi accessori ( siete pronte ?) , e l’obbiettivo di conquistare i territori inesplorati della maglieria e l’espansione di categorie già avviate come le calzature.


Sempre a proposito di cinema, i capi delle tue collezioni sono molto scenografici, in giusto ed interessante bilanciamento di colori e quel quid che ti fa rimanere a bocca aperta. Come vuoi che si sentano le donne indossando una tua creazione?

Il mio progetto non è solo abbigliamento, ma è una collezione di capi da collezionare perchè senza tempo: amano dialogare ed essere contaminati dall’esterno, un racconto atemporale che vive e si nutre di stimoli eclettici e suggestioni provenienti da mondi ed esperienze diversi.

Una Donna che veste  lo stile Tessadori indossa silhouette moderne e sensuali rifinite con dettagli couture che di default predilige agli altri capi del suo guardaroba per sposare completamente il gusto e lo stile metropolitano e iperfemminile.

La Vita è un dono che non sappiamo per quanto ci verrà concesso, quindi cosa dovremmo aspettare per indossare un bell’abito? La prossima cerimonia, battesimo o quant’altro? Non credo proprio!

Hai chiamato la tua collezione la Dolce vita, un chiaro riferimento a Fellini e ad un’epoca in cui la moda era espressione di uno statement. Come hai fatto a far tornare in voga quel periodo li? Quali sono i pezzi cult della collezione?

Amo immergermi in situazioni ed ere che non ho vissuto e tramite gli stereotipi legati a un tale periodo ricerco ed elaboro una mia personale visione di eleganza e modernità. La DolceVita rappresenta per me la base di ogni guardaroba estivo che si rispetti, fa pensare subito a qualcosa di lussuoso, ad una donna che deve essere elegante anche quando si trova nel suo appartamento. L’obiettivo è da sempre quello di dare vita a dei capi che possano vestire la donna in ogni momento della giornata ma capaci di esaltarne sempre l’eleganza e la femminilità. 
Non posso scegliere un capo in particolare perché li ho davvero amati tutti dal primo all’ultimo ed è stata una collezione pensata per diversi momenti e diverse occasioni.

Cosa possiamo aspettarci dalla prossima collezione?

Sarà un viaggio introspettivo all’interno di quello che è il mio ‘’pazzo’’ immaginario. Nessun riferimento ad un’epoca o ad un luogo, se non i meandri della mia immaginazione e di quelli che sono per me i fondamentali di una cultura del Bel Vestire.

Ci sarà una leggerezza, nel senso migliore, dell’intera nozione di cosa questi vestiti dovrebbero significare per chi li indossa: Sono pensati per essere divertenti, puri, semplici e meravigliosi, e Il rosa …. non potrà mancare ovviamente.


Hai cominciato da Hugo Boss come modellista. Una gavetta bella tosta che ti ha dato poi la sicurezza per fondare il tuo brand omonimo. Cosa ti senti di consigliare ai giovani che si stanno affacciando ora al mondo della moda? 

Consiglio di studiare, di impegnarsi al massimo, di non avere paura del sacrificio. Questo mondo è si fatto di paillettes e luccichii, ma quella è solo la punta dell’iceberg. Alla base di un progetto coerente si celano notti insonni, interminabili giornate, prove, fallimenti, tanta fatica e dedizione quindi bisogna davvero avere un’attitudine al sacrificio consapevole per raggiungere le soddisfazioni.

Simone e i social: sei abilissimo nel comunicare le tue idee e il tuo gusto per il bello, senza timore delle reazioni altrui. Quanto contano i social all’interno del tuo progetto moda?

I social sono uno strumento che avevo inizialmente sottovalutato – e impostato in maniera fredda e distaccata, nonostante sia stato un precursore nel comunicare il messaggio che la moda deve avvicinare attraverso il mio profilo instagram.  In una seconda fase ho iniziato ad osservare e analizzare strategicamente le piattaforme digitali per intraprendere una comunicazione coerente, a tratti intima tra brand e follower . Condividendo la storia di ogni capo e le fasi progettuali delle mie collezioni genero un impatto positivo anche grazie alle potenzialità della rete, ed eccomi qui oggi 😉

Sei balzato agli onori della cronaca recentemente per aver vestito Cristina Fogazzi,aka l’Estetista Cinica, per il matrimonio di Paolo Turani. Ci racconti qualche dietro le quinte della creazione dell’abito?

Cristina ed io ci conosciamo da tempo ormai e non è la prima volta che indossa i miei capi quindi so perfettamente come valorizzare la sua fisicità attraverso forme che lasciano trasparire la sua personalità, senza mai rinunciare alla visione del brand. 

In occasione del matrimonio di Paola Turani ho deciso di optare per un abito semplice ma preziosissimo al tempo stesso, anche perché Cristina come tutte le donne che vestono lo stile Tessadori ( non mancano all’appello direttrici di riviste patinate, imprenditrici, richieste per il cinema: recentemente ho vestito anche la protagonista del cortometraggio “PRINCESS” di Michele Bizzi candidato con 12 nomination alla Jolla International Fashion Film Festival tenutasi il 26 e 27 Luglio a San Diego ) è senz’altro una di quelle donne che incarnano i valori base del brand : indipendenza, coraggio, autodeterminazione e ovviamente un’eleganza senza tempo.

Descriviti in tre parole: Testardo, sognatore, ambizioso

I tuoi mai senza in borsa: un buon libro, balsamo labbra e crema mani

i tre top artist da ascoltare mentre crei: modugno, de andrè, baglioni 

I tre posti del cuore (se puoi dirceli): casa, atelier, Milano

I tre viaggi da fare assolutamente: New York, Parigi, Praga

I tre capi cult del tuo armadio: Camicia di lino, giacca doppiopetto, i miei chinos Simone Tessadori 😉