Essere donna non significa essere una figura abbozzata, opaca e priva di riflessi. Questo il fil rouge della Parigi Fashion Week 2014.

Le proposte sono svariate e soprattutto provocatorie: chi conferisce alla donna una bellezza classicamente eterea, ricollegabile all’intangibilità della seta che scivola e svela pur celando (come Rochas di Alessandro Dell’Acqua) e, ampliando il concetto fino alla regolarità dell’architettura classica greca (Vionnet), arriva a proporre giacche dal taglio squadrato e pragmatico, lineare e preciso ( Balmain ne è il portavoce).

Carven e Balenciaga (seconda collezione per Alexander Wang, con una passerella interamente di specchi) presentano invece una donna dinamica, a tratti mascolina, amante del rischio e delle corse. Il primo trae inspirazione dalle gare automobilistiche, il secondo delinea i tratti essenziali del Tour de France, sintetizzando competizione, velocità e ambizione.

Sempre amante dello sport, ma più classica e posata è la proposta navy che accomuna Anthony Vaccarello e Cristopher Lamaire (ex Hermés): blu e grigio sono le giuste tonalità per una donna intrepida, determinata e sempre in movimento.

In passerella non mancano però anche odi alla femminilità, con colori rosati ( Nina Ricci propone infatti un taglio essenziale dal colore efficacemente potente) e silhouette d’inspirazione orientale, come quella di Manish Arora.

Dries Van Noten, da par suo, propone un omaggio con richiami più letterari: delinea infatti un’Ofelia pre-raffaelita, connotandola con tratti hippy e bucolici, quasi da Sogno di una notte di mezzestate shakespeariana, vestita di fantasie e vaporosamente simile ad un personaggio da fiaba, facendola sfilare su un prato incurante dei presenti, per poi sedersi sull’erba con sguardo sognante.

 


 

 

 

 

 

 

Immagini: Style.com, Press Office