London Fashion Week – gli highlights

E’ l’ultima Fashion Week prima della Brexit, e mentre per le strade si percepisce molta incertezza, i brand, e gli addetti ai lavori continuano a mostrare la loro assoluta volontà di rimanere all’interno dell’Europa, la loro assoluta certezza di continuare su quella strada intrapresa molti anni fa, continuando nell’instancabile lavoro di ricerca e definizione di un’identità modaiola nazionale e la proiezione di talenti. 

Alexa Chung conquista tutti con la sua incredibile capacità di mixare tradizione e animo cosmopolita, e lo fa con lunghi abiti in seta abbinati a foulard e sciarpe in lana e trench di vinile, il tutto con zeppe dal mood anni ’80; in continua ascesa è Molly Goddard, che degli abiti in tulle  dai colori vivaci ha fatto il suo tratto distintivo, questa volta azzarda sotto gli abiti pantaloni e stivali da pioggia, abbinati con maxi pochette a forma di cuscino. Da Preen by Thornton Bragazzi c’è spazio per abiti in pizzo e calze a rete, ma non mancano gonne lunghe destrutturate e trench sartoriali, da Simone Rocha si vedono sprazzi di tulle, shantung in seta,  per silhouette slanciate e lineeformi impreziosite da nastri e ruche, dettagli che rendono elenganti e un pò noir esprimono abiti e gonne. Victoria Beckham celebra un altro successo, con una collezione ricca di tailleur e dove il color blocking è un must, mentre Vivienne Westwood è la signora dell’irriverenza, e propone una collezione unisex per lei e per lui, dove trovano spazio abiti che ricordano lunghe tuniche in cui il colore e le sovrapposizioni sono il leitmotiv. Se Markus Lupfer gioca con i look da montagna mixandoli a stampe animalier, House of Holland lo fa con look da streestyle in un caleidoscopio di denim, righe e colore. Margaret Howell rivista i look maschili tipici inglesi per lei, dandogli un’aria scanzonata, mentre Roksanda unisce look romantici a grandi fiocchi, ruches e color block.

 

Le donne di Christopher Kane sono delle moderne ladylike, rivestite di ruches e tessuti lucidi, quelle di JW. Anderson si celano dietro strati di tessuti check e colorati di abiti e cappotti sovrastrutturati, quasi fossero delle opere d’arte: le donne di Erdem giocano con abiti dalle sgargianti stampe floreali, così come quelle di Mary Katrantzou, che hanno un tocco più frou frou. Colori e righe si incontrano e scontrano nei completi vagamente maschili firmati da Richard Malone, eclettiche e sobrie sono le donne di Roland Mouret, il cui unico strappo alla regola sono i tessuti lucidi.

Cosa succederà in futuro non è dato sapersi, quel che è certo è che la moda britannica, a differenza del paese che rappresenta, affronta il futuro con uno spirito inclusivo, cosmopolita e contemporaneo. Dopotutto, the (fashion)show must go on.

 

Credits Immagini: Vogue UK

 

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Autore dell'articolo: Cristina Izzo

Editor in Chief of TheAuburnGirl. Former Fashion Editor of Quotidianomime.com