Qualche tempo fa, su TheAuburnGirl, vi abbiamo parlato di Da Quy, brand italiano e soprattutto vegan. La moda diventa sempre più inclusiva, e per includere deve capire e abbracciare le esigenze di tutti, anche di chi sceglie di nutrirsi e vestirsi completamente cruelty free. Una scelta di vita radicale che si allontana da ciò a cui si è abituati. Questa sfida l’ha raccolta Enrica Ramilli, creatrice e designer di Da Quy, e da lei ci siamo fatti raccontare il dietro le quinte delle sue creazioni e come moda e rispetto dell’ambiente si possano coniugare.

Dopo una carriera come Fashion Designer e Fashion Advisor per grandi brand, e come Owner e Managing Director di Dante Calzature, hai creato Da Quy, brand unico, almeno in Italia, per le sue caratteristiche. Come ti è venuta l’idea?

Sono dell’idea che le idee (scusate il gioco di parole) non vengono mai per caso, ma sono sempre frutto di intuizioni, di pensieri elaborati, di qualche visione, ricordo, di esperienze o come in questo caso di … vita.
Mia figlia Francesca (la più piccola delle tre) parte di una generazione attentissima all’ambiente, all’età di 8 anni dopo l’ennesimo ” cicchetto ” su i miei errori domestici nella raccolta differenziata, nel lasciare la luce accesa inutilmente, mi disse le testuali parole che mai dimenticherò e che hanno scatenato una serie di pensieri propositivi per la nascita di Da Quy: ” mamma, ma che mondo ci lasciate.” Mi si è gelato il sangue, aveva, ha ragione, così ho pensato: io, Enrica Ramilli, cosa so fare, come posso contribuire? Io vendo e creo scarpe … ed eccomi illuminata!

La tua storia personale indica una lunga relazione, ma quando è scattato quel quid? Come hai capito che era la tua strada?

Ho sempre respirato aria di scarpe, aria di casa insomma. La mia famiglia discende da generazioni di scarpari. Il nonno aprì il primo magazzino popolare, di gran successo e innovazione per una città così piccola come Cesena, mentre il bis nonno faceva scarpe per i contadini in cambio di prodotti della terra. Indietro ancora altri parenti aprirono il primo emporio in Germania, anche qui davvero geniale per i tempi che erano, purtroppo però la guerra fece di loro degli sfollati e persero tutto. Ma questa è un’altra storia. Forse nel mio DNA c’è impresso questo, tradizione e innovazione, in un settore bellissimo come quello delle calzature. Ho sempre aiutato i miei genitori in negozio dopo la scuola, già da piccolissima e all’età di 20 anni gestivo un negozio per conto di mio padre. Una bella responsabilità, ma forse sapeva che potevo farcela. Il richiamo per questa attività è sempre stato forte e chiaro, non ho avuto altre distrazioni, anzi ho cercato di andare oltre, di esprimere tutta la mia creatività, esperienza e amore per la moda creando il mio Brand, qualcosa che esisterà oltre a me. E’ un po’ come regalarsi l’immortalità e lasciare traccia di sé, oltre a fare qualcosa di concreto per creare una moda alternativa e rivoluzionaria che mi dà grandi soddisfazioni perché è qualcosa di non fine a sé stesso o individualista ma è un progetto di collettività, di rigenerazione e cambiamento.

In tanti anni di collaborazione con altri brand, hai certamente avuto modo di conoscere e sperimentare vari stili e tendenze. Qual’è quello alla base delle tue creazioni? Da cosa ti lasci influenzare per creare?

Vi rispondo dicendo che non ho risposta, perché cerco di azzerare tutto ogni volta, di non omologarmi mai in un’unica direzione di stile o riferimento… sarebbe la mia morte. A ogni collezione svuoto la mente, torno a zero, alle origini, alla natura spesso, ai colori, ai numeri, agli elementi, alle pietre, ai ricordi, alla base. E lì esploro, invento, abbino,
creo, sperimento, penso, disegno, cancello. Ricomincio più volte, finché non arriva la luce, oppure il vento, oppure l’acqua (tutti riferimenti alle mie collezioni precedenti). È così per creare devo essere libera, devo uscire dagli schemi e dai condizionamenti, devo fare salti astratti, tra passato, presente e futuro.

Ogni designer ha i suoi pezzi “del cuore”, quei must have a cui strizza sempre l’occhio. Quali sono quelli della tua collezione?

Frangissime. È il best seller più best di sempre, un must have che negli anni non smette di fare numeri, stagione dopo stagione, che si distingue per eleganza, raffinatezza, aspetto minimal, ma anima sensuale e femminile, che si ispira al vento e al movimento, che oscilla, che cambia forma a ogni passo, che non ti aspetti. E’ imprevedibile eppure lascia senza fiato, proprio come una donna.

Nella realizzazioni, usi materiali rispettosi dell’ambiente, animal free per la precisione. Come riesci a combinare l’alta artigianalità italiana con questi materiali?

Sono una perfezionista, non mi piace rinunciare, soprattutto in termini di qualità, così ho da sempre cercato e tutelato la maestria e la sapienza di mani artigiane, siamo eccellenze in tutto il mondo in questo settore. Certo è che per arrivare alla realizzazione di una calzatura facciamo tanti test,
esperimenti, prove, perché i materiali usati sono innovativi e noi siamo orgogliosi di essere dei veri pionieri. I materiali sono naturali (legno, sughero, canapa, ortica, impasti di resine) e sintetici ma senza contenuti di metalli pesanti.

Le tue creazioni hanno la certificazione REACH. Puoi spiegare ai non addetti ai lavori cosa è e il valore che questa certificazione ha?

La certificazione Reach è simbolo di garanzia a tutela del consumatore che sa di acquistare un prodotto conforme alle norme istituite dalla Vegan Society di Londra, che consente di diffidare da truffe o falsificazioni. Sono norme molto restrittive, che tutelano la produzione e il prodotto, sicuramente un bel biglietto da visita di cui noi siamo molto gelose e fiere e che certificano la non utilizzazione di materiali di origine animale.

La sostenibilità sta diventando il tema principale della moda. Dalla tua esperienza, come si fa a coinvolgere e far avvicinare il pubblico a questo nuovo modo di fare moda?

La moda è influenza, è cambiamento, è voce delle masse, di epoche, di esigenze e credo che mai come ora sia veicolo di messaggi, di evoluzione e rivoluzione, di rivoluzione nei costumi. Oggi c’è esigenza di altro, di poter scegliere qualcosa che rispetta i valori in cui credi. La clientela è sempre più attenta ed esigente, colta e preparata grazie all’influenza dei social e dei media. Ormai è facile interagire e capire l’essenza e i desideri dei consumatori, basta mettersi in ascolto.

Sempre più brand stanno riscoprendo il valore dei propri territori. Qual’ è il tuo con Cesena?

Cesena è mare, è collina, è pianura. Cesena è pretenziosa e innovativa. Cesena è turistica e residenziale, è novità e apertura. Ma non c’è solo Cesena. Nelle mie scarpe c’è l’Italia, un Paese meraviglioso, fatto di tutto, di storia, di paesaggi diversi; c’è neve e sole, ci sono boschi, foci, isole, alture. C’è un viaggio nei borghi senza tempo e c’è il tempo inarrestabile della grande città, c’è il piccolo e il grande, c’è tutto.

Da Quy, in vietnamita, significa pietre preziose. Cosa c’è di prezioso, secondo te, oggi in questo nuovo corso che la moda sta intraprendendo?

La vera preziosità è che non sono solo scarpe ma che è un progetto, un valore aggiunto per la moda, che c’è cambiamento, c’è consapevolezza, c’è innovazione, c’è molto di più , oltre al prodotto , oltre le apparenze. Ci sono persone, pensieri , sfide e obiettivi , c’è un solo pianeta è un emergenza di un modo di vivere più responsabile e di recupero, di ritorno alle origini. La vera preziosità siamo noi , singoli che possiamo fare tanto di bello e di buono se inziamo a pensare nella direzione giusta.

Quali sono sono le prossime sfide che ti sei prefissata con il tuo brand?

Se molti ci pensano arrivati , con la realizzazione dell nostro Brand noi siamo convinti di essere solo all’ inizio di tante infinite idee , progetti e obiettivi che abbiamo in mente e nel cassetto , su tanti fronti , legati sempre alla moda eco sostenibile e Animal Free. Aprire negozi , fare fiere , creare linee esclusive, testare e creare nuovi materiali bio degradabili , usare , e reciclare , esportare i tutto il mondo il prodotto e la filosofia che ne è alla base , per ora daquy è la pietra miliare di una campagna senza confini , perché non ci poniamo limiti.

E adesso descriviti!

I tuoi mai senza in borsa: mai senza caramelle, pezzi di carta stropicciati e scritti , mai senza il mio portafortuna, 10 delle vecchie lire regalatemi dal nonno.
Il tuo stile in tre parole: Il mio stile .. appunto, il mio stile.
I tre top artist da ascoltare mentre lavora:
Lavoro in silenzio, perchè ascolto le mie vibrazioni. E’ un viaggio dentro me stessa, anche perchè è l’unico momento nel quale sono sola . Comunque Battisti, Mina e l’improvvisazione del jazz.
I tre posti del cuore (se può dirceli): i 3 posti del cuore sono le mie tre figlie. Sono il posto più bello, loro, io.
I tre viaggi da fare assolutamente: Giappone tutta la vita, viaggio che prima o poi farò. Il Vietnam, ogni singola piazza o borgo di Italia.

Credits Immagini: Courtesy of Press Office