La nuova era di Burberry, firmata Riccardo Tisci

 

Si sono accese le luci sulla Milano Fashion Week ma ancora si sentono gli echi della London Fashion Week. E ancora tutti parlano della sfilata di Riccardo Tisci. Era la sfilata più attesa, la più bramata, addetti del settore e non ben si rendevano conto che questo nuovo inizio avrebbe segnato il cammino, salvo imprevisti, per gli anni a venire. Non era facile raccogliere l’enorme eredità di Chistopher Bailey, uno che nel bene e nel male ha legato indissolubilmente il suo nome al marchio, uno che ha innovato sempre e comunque a dispetto di una tradizione a tratti forse ingombrante. Ma come Bailey, neanche Tisci si è lasciato intimidire da questo heritage, e ha messo fin da subito in chiaro che questo è il suo Burberry. A cominciare dal logo, ispirato dai disegni di Thomas Burberry scovati negli archivi. Da qui, tutto è stato in discesa.

La collezione è un omaggio alla tradizione, e celebra in maniera elegante e chiara la diversità e cosa significhi davvero British Style. Chi si aspettava una collezione più audace, più punk, probabilmente sarò rimasto deluso, ma la verità è che i completi ladylike, le camicie trasparenti e luccicanti, i trench color cammello con dettagli dorati, non sono altro che il meglio che la moda britannica possa offrire. E’ un linguaggio universale, quello parlato da Tisci, dove non trovano spazio le facili mode ma solo capi senza tempo, così da costruire ponti capaci di attraversare più di una generazione. In un momento storico in cui il linguaggio è sempre oltre qualsiasi misura, il linguaggio di Tisci per Burberry è qualcosa di prezioso, elegante, mai fuori posto.

E se il designer italiano aveva, giustamente, ansia prima di questo debutto non facilissimo, può stare tranquillo: questo inizio fa solo ben sperare.

Credits Immagini&Video: Courtesy of Press Office

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Autore dell'articolo: Cristina Izzo

Editor in Chief of TheAuburnGirl. Former Fashion Editor of Quotidianomime.com