Sfilata Gucci Cruise: il rigore e la frivolezza della moda post mortem

 

 

Si è svolta qualche giorno fa, presso la necropoli romani di Arles, la sfilata Gucci Cruise.

Si è trattato di uno spettacolo stupefacente, in in mix di sacro e profano, esoterismo e onirismo, magia e suggestione, vita e morte, passato e presente…

Questi sono stati i presupposti di una sfilata unica, tra sarcofagi di pietra, musica sepolcrale e campane che suonano a morte.

Eppure, il mood della collezione, aveva anche un quid rock and roll, quasi grounge, in bilico, come la maison stessa l’ha descritta, tra modelli che incarnano “le vedove che frequentano i siti funebri, i bambini che giocano a afre rock ‘n roll, le signore che signore non sono”.

La passerella è stata calcata da 114 look diversi, tra stampe floreali e gonne a quadri, ampie cappe ricamate, fantasie tigrate, abiti di velluto, pantaloni bondage, evocativi degli anni ottanta.

L’ispirazione, soprattutto nella scelta di stampe e fantasie, è stata presa da quanto la storia possa offrire in tute le sue forme: le porcellane Richard Ginori, l’Hotel californiano Chateu Marmont, le tappezzerie artigianali francesi, e, perfino, scritte in latino sparse per la città di Arles.

Così, in una sorta di sabba contemporaneo, in cui la querrelle tra antico e moderno sembra aver trovato il proprio equilibrio, Alessandro Michele ha fatto risplendere il nome della maison Gucci, ancora una volta, e nonostante il buio.

Credits Immagini: DRepubblicait

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Autore dell'articolo: Elisa Ricci

Lifestyle Editor, Fashion Collaborator